Pisa al 73° posto in Italia, al settimo in Toscana, per diffusione e presenza dell’associazionismo criminale. Mafia, camorra, ndrangheta, cosa nostra sono le più note ma diverse sono le forme e le sembianze delle forme organizzate a delinquere. Il nuovo business malavitoso non risparmia nemmeno la provincia di Pisa dove, se pur con intensità medio-bassa, rappresenta un fenomeno da non trascurare anche alla luce della crescente attenzione da parte delle organizzazioni criminali nei confronti dell’agricoltura e del settore agroalimentare. Per raggiungere il loro obiettivo i clan e le associazioni a delinquere ricorrono ad ogni forma possibile di reato, dall’usura al racket estorsivo, dall’abigeato alle macellazioni clandestine ai furti fino alla lievitazione dei prezzi di frutta e verdura fino a 4 volte nella filiera che va da produttore al consumatore fino alle infiltrazione nel settore del trasporti e della logistica. In cima alla black list dei settori più colpiti dalle frodi salgono la ristorazione, la carne e le farine, pane e pasta.
E’ quanto emerge dall’Indice di Organizzazione Criminale (IOC) elaborato dall’Eurospes nell’ambito del quarto Rapporto Agromafie con Coldiretti ed Osservatorio sulla criminalità in agricoltura e sul sistema agroalimentare (info su www.pisa.coldiretti.it). “L’agricoltura fa gola, soprattutto nella Toscana dei primati, delle denominazioni e della qualità – spiega Fabrizio Filippi, Presidente Coldiretti Pisa – perché rappresenta un’attività di business sempre più interessante da parte delle organizzazioni criminali il cui valore ha superato i 16miliardi di euro nel 2015 nel nostro paese. Dentro questo business ci sono le frodi alimentari, gli illeciti agroalimentari, la vendita di prodotti adulterati, contraffatti o proposti con etichette false o evocative, soprattutto all’estero, che producono un danno economico, occupazionale, di immagine e alla salute dei cittadini. Il livello di attenzione, in provincia di Pisa, deve continuare ad essere alto nei confronti di queste forme di criminalità poiché il nostro è un territorio ricco di espressioni molto appetibile nei confronti di chi specula sulla pelle degli agricoltori e dei consumatori”.
Con 170 immobili confiscati e 28 aziende sequestrate alla mafia in Toscana che posizionano la nostra regione a metà classifica. E’ invece ai vertici, al secondo posto, per valore totale dei sequestri che hanno superato i 400mila euro. Tra i casi, documentati anche nel rapporto frodi del Corpo Forestale dello Stato, a fianco dei controlli ispezione su olio e vino, etichettatura e tracciabilità, il maxi-sequestro di telline (7mila euro di valore) e di 550 tonnellate di fertilizzante biologico “cascame di lana” finite alle cronache anche nazionali.
Ad accelerare il processo di “aggressione” ed “infiltrazioni” nelle campagne e nelle filiere collegate, l’appetibilità del Made in Tuscany ed il “vuoto” sulla tracciabilità ed etichettature di molti prodotti agroalimentari ma anche normative blande e “aggirabili”. In crescita, in conseguenza dell’aumento dell’e-commerce, anche le “truffe” alimentari: un italiano su quattro acquista prodotti alimentari on line incorrendo in gravi rischi. Il 30% dei formaggi acquistati in rete, per esempio, secondo il rapporto, è risultato contaminato. I carabinieri del Nac, in questi ultimi anni hanno segnalato circa 70 tipologie di prodotti contraffatti, in prima linea vini, formaggi e aceti balsamici. Tutti con il blasone di marchi fasulli. “Trasparenza e tracciabilità sono gli strumenti con cui possiamo mettere all’angolo l’illegalità insieme a pene severe nei confronti dei reati nella filiera che spesso sono sinonimo anche di caporalato: – spiega Aniello Ascolese, Direttore Coldiretti Pisa – Vogliamo semplicemente le leggi chiare che tutelino chi produce rispettando le regole; chi consuma ha il diritto di non essere ingannato”.